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La XXII edizione del Festival d’Autunno: “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”. Intervista al direttore artistico Antonietta Santacroce

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La XXII edizione del Festival d’Autunno: “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”. Intervista al direttore artistico Antonietta Santacroce

di Sabrina Mantelli

“Il Festival d’Autunno”, la storica manifestazione all’insegna della musica e della cultura ideata e diretta da Antonietta Santacroce, è arrivata quest’anno alla sua XXII edizione. 

Grazie ai grandi eventi finora proposti che hanno avuto come protagonisti celebri artisti e in particolare interpreti di assoluto prestigio della scena musicale nazionale e internazionale, la rassegna ha fortemente contribuito a valorizzare l’immagine della Calabria nella visione dei media, e dell’intero territorio italiano. 

E anche nel 2025, il Festival ha deciso di non smentirsi, proponendo al suo pubblico un programma di concerti e di eventi di grande spessore, che animerà il capoluogo calabrese con appuntamenti che si terranno in diverse suggestive location, a partire dal mese di agosto – durante il quale, ormai da alcuni anni, la rassegna è anticipata da una Summer Edition – fino al 3 novembre. Il titolo assegnato alla nuova edizione, “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”, si compone di parole estremamente significative, che sintetizzano bene il principale obiettivo perseguito quest’anno dalla rassegna che – come ha spiegato la dott.ssa Santacroce durante la conferenza stampa di presentazione – è quello di coniugare tradizione e innovazione. Nel tentativo di interpretare le esigenze dell’epoca che stiamo vivendo, attraversata da rapide trasformazioni culturali e sociali, il Festival da un lato si propone di dare attenzione al “nuovo”, alla contemporaneità, all’ibridazione dei linguaggi e alle urgenze del presente; dall’altro si prefigge anche di continuare a dare voce e spazio ai linguaggi più classici che appartengono alla tradizione. Come già accennato, tra il mese di agosto e quello di novembre il cartellone propone una serie estremamente variegata di appuntamenti, con ben 10 prime nazionali assolute, produzioni e coproduzioni originali importanti. E già leggendo i titoli degli spettacoli in programma, appare evidente che la rassegna ha intenzione di condurci in un viaggio nel mondo dell’arte decisamente sorprendente, che ci farà spaziare dalle atmosfere musicali illustrate nei romanzi di una scrittrice di spicco come Jane Austen, alle sonorità coinvolgenti che descrivono l’universo artistico di cantautori e musicisti geniali come David Bowie, giusto per fare un paio di esempi che possano dare l’idea dalla varietà di appuntamenti in programma. La “Summer Edition” della XXII edizione ha già regalato al pubblico due spettacoli che hanno riscosso un grande successo, svoltisi il 6 e il 7 agosto scorsi, e proseguirà con due prime nazionali, produzioni del Festival d’Autunno, in programma il 19 e 20 agosto (con un duplice appuntamento in due diverse location) per quanto riguarda lo spettacolo “Carmen Jazz Fantasy” e il 21 agosto per quanto concerne lo spettacolo musicale “Cotrà”. Ho avuto il piacere di intervistare il direttore artistico Antonietta Santacroce che ha tracciato i contorni di questa nuova edizione.
Riportiamo qui di seguito le domande che ho rivolto all’ideatrice della rassegna, la quale ha risposto con il suo consueto entusiasmo e con la sua proverbiale professionalità, facendo una panoramica degli eventi e soffermandosi in particolare proprio su quelli che si svolgeranno nel periodo estivo.

Dott.ssa Santacroce, una delle peculiarità che caratterizza fortemente il Festival d’Autunno consiste nel fatto che ogni sua edizione abbia un titolo e un filo conduttore differente, una vera e propria “anima” che la contraddistingue, e che si rivela poi cuore pulsante di ogni evento. La finalità della rassegna da lei ideata è infatti da sempre quella di stimolare delle riflessioni più profonde su determinati temi. Ci vuole spiegare quale missione e quali obiettivi si racchiudono nel titolo “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo” che ha scelto per la XXII edizione?


Per questa nuova edizione ho fortemente voluto scegliere il titolo “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo” per evidenziare, sin dal primo approccio al festival, la ricerca che è stata fatta per cogliere i mutamenti in atto nel mondo in questo periodo storico e per darne riscontro attraverso l’utilizzazione di quei nuovi linguaggi artistici che finora non hanno avuto grandespazio nelle precedenti edizioni. Quest’anno la peculiarità della rassegna è l’obiettivo di esaltare i nuovi linguaggi attualmente presenti nel campo della musica, della danza, del teatro, ai quali abbiamo voluto affiancare anche quelli più tradizionali che comunque sono presenti in cartellone. A tal proposito posso citare come esempi spettacoli e produzioni che si possono definire più classiche, come quelle che vedono protagonisti il comico Giorgio Panariello, la cantautrice Alice, l’artista Mauro Repetto degli 883, ma anche il musical “I Tre moschettieri” che vede tra i suoi interpreti tutti i musicisti e i cantanti che hanno composto il cast del noto spettacolo musicale Notre-Dame de Paris di Luc Plamondon con musiche di Riccardo Cocciante, tra i quali grandissimi artisti come Gio’ Di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatone. Accanto a questi titoli classici abbiamo anche appuntamenti che enfatizzano la ricerca di nuovi linguaggi, che a mio parere trovano sfogo specialmente nell’ambito della danza, e questo è uno dei motivi per cui per la prima volta il cartellone ospita ben cinque spettacoli di danza di così vario genere, perché si va dalla classica con un grande titolo che è “Romeo e Giulietta”, alla danza contemporanea con due prime nazionali di cui “To My Skin” ( Sulla mia pelle) con la Cornelia Dance Company e la presenza di due coreografi di fama internazionale che sono Antonio Ruz e Mauro De Candia che hanno realizzato questo spettacolo dedicato alle problematiche dell’ambiente. Oltre allo spettacolo “Over the Rainbow” a cura della compagnia ArteDanza, che si è già svolto lo scorso 7 agosto, abbiamo in cartellone anche la lezione aperta di danza contemporanea con Marco Laudani che quest’anno precede lo spettacolo “Smile”, e infine abbiamo voluto inserire nella programmazione anche “la danza del futuro” con lo spettacolo “Cosmos” di Evolution Dance Theater che unisce la danza contemporanea a quella acrobatica ed effetti speciali fantastici con i giochi di laser, con la finalità di intercettare nuovi target di pubblico con particolare attenzione al pubblico più giovane.
Abbiamo perseguito la ricerca dei nuovi linguaggi anche nel campo musicale e nel teatro. Riguardo a quest’ultimo settore, sottolineo la presenza in cartellone dell’appuntamento in prima nazionale dal titolo “Medea” di Heiner Müller con Agata Tomšič, che è una delle attrici più talentuose e importanti nel panorama del teatro contemporaneo. Per quanto riguarda l’ambito musicale, invece sono molto orgogliosa di proporre in prima assoluta la rappresentazione di “Cleopatra”, opera lirica inedita composta da Alessandro Meacci e commissionata appositamente per questa edizione, una produzione che si avvale della collaborazione dell’Orchestra Roma Tre diretta da Massimiliano Gaudi, e di un cast di cantanti internazionali. Questo appuntamento prestigioso si terrà il prossimo 11 ottobre al Teatro Politeama, e segnerà il vero e proprio evento di inaugurazione del Festival nella stagione autunnale. Mi fa piacere mettere in evidenza che il Festival d’Autunno, da sempre,
pone la sua attenzione al mondo dei giovani con l’intento di farli avvicinare al mondo dell’arte e contribuire alla loro formazione culturale. In questa edizione due spettacoli sono loro dedicati e si terranno quindi al mattino coinvolgendo le scuole. Vorrei sottolineare inoltre che in Italia raramente vengono prodotte opere nuove, e quindi questa prerogativa del Festival d’Autunno, è già un buon motivo per imporre all’attenzione nazionale la nostra rassegna. Presentare a Catanzaro la prima assoluta di spettacoli come quello che ho appena citato, certamente fa la differenza con altre organizzazioni, ed è la testimonianza diretta di quanto il festival sia cresciuto negli anni, tanto da arrivare al punto di riuscire ad abbinare alla promozione di grandi eventi anche l’ideazione e la creazione di opere originali che sono visibili solo nel nostro capoluogo.

Proporre accanto a titoli mainstream, anche delle opere di grande livello culturale con grandi artisti, che vanno in direzione della contemporaneità, è una tendenza che attualmente sta avendo grande importanza e divulgazione in tutta Europa. Proprio per questo abbiamo pensato che fosse giusto portare un po’ d’Europa in Calabria. 

Oltre al desiderio di puntare sulle produzioni originali e sulle prime assolute, un altro elemento che da sempre caratterizza il Festival è la volontà di dare spazio nell’ambito della programmazione anche ai talenti calabresi…è un obiettivo che ritroveremo anche in questa edizione?


Anche questa è una missione del Festival, che non è affatto facile da svolgere perché in Calabria non abbiamo ancora molte professionalità in tutti gli ambiti artistici. Nei cartelloni delle varie edizioni del Festival d’Autunno, ho sempre voluto includere spettacoli finalizzati a promuovere gli artisti calabresi, e negli ultimi anni è stato fatto anche un ulteriore passo in avanti realizzando spettacoli in cui artisti calabresi meritevoli sono stati inseriti in produzioni di ampio respiro. L’opera “Cleopatra”, quest’anno, ne è un esempio perché il compositore è il calabrese Alessandro Meacci e il cast è composto da interpreti internazionali. Un altro esempio tra le produzioni di ampio respiro in cui possono essere valorizzati i talenti locali, è anche lo spettacolo con cui il 6 agosto abbiamo inaugurato nell’arena del Teatro Comunale di Soverato la Summer Edition, dal titolo “Caruso e altre storie”. 

Si tratta di un tributo a Lucio Dalla che ha visto il Coro lirico siciliano e l’Orchestra in residence esibirsi insieme a Pierdavide Carone, che ha collaborato a lungo con Lucio Dalla, con la presenza del tenore calabrese Alessandro D’Acrissa. Anche questa è stata una produzione bellissima in cui le aree del repertorio classico sono state miscelate con le musiche che Lucio Dalla ha reso immortali, e all’interno di un cast molto importante abbiamo inserito un tenore calabrese proprio per valorizzare la sua voce straordinaria. Anche lo spettacolo di chiusura della Summer Edition dal titolo “Cotrà” è un omaggio alla musica popolare calabrese. È ormai diventata una consuetudine del Festival quella di concludere la sua sezione estiva con la valorizzazione e l’internazionalizzazione della musica popolare della nostra terra, che già due anni fa abbiamo miscelato con quella irlandese, mentre l’anno scorso è stata miscelata invece con i suoni del Mediterraneo. Quest’anno invece abbiamo un grandissimo musicista e musicologo che è Francesco Loccisano, al quale va dato il merito di aver effettuato una grande opera di riscoperta e divulgazione della chitarra battente, lo strumento principe della nostra musica tradizionale.
Questo talentuoso artista presenterà la prima nazionale del suo nuovo album dal titolo “Cotrà” che unisce la musica popolare calabrese con il pop e con il jazz. L’idea è stata quella di optare per lo stile della “musica fusion”: per quanto possa essere limitativo usare questo termine, tuttavia risulta utile per rendere l’idea che si tratta di un genere di musica non catalogabile, ma che comunque racchiude all’interno il nostro patrimonio tradizionale calabrese coniugandolo con quello pop e quello jazz per renderlo contemporaneo. Un simile tipo di approccio, fa sì che la musica popolare non venga considerata come un genere di nicchia, come spesso viene catalogata, associandola a un target specifico di fruitori. Questo a mio avviso è il modo migliore affinché venga veramente divulgata ad un pubblico molto più ampio e resa anche più comunicabile.

Vorrei soffermarmi proprio sul primo evento della Summer Edition che ha citato poco fa per sottolineare che già questo primo appuntamento mi è sembrato un perfetto “manifesto” degli intenti di questa edizione, visto che ha offerto al pubblico un’opera inedita in cui sono stati miscelati sapientemente lirica e pop. Inoltre, si può notare che questo spettacolo ha avuto un po’ anche il merito di coniugare il presente del Festival d’Autunno con il suo prestigioso passato, visto che tra i grandi nomi che la rassegna ha portato a Catanzaro, anni fa c’è stato anche quello del grande Lucio Dalla. E c’è da dire che più di recente, il Festival ha interamente dedicato l’edizione del 2019, intitolata “Cantautori & dintorni”, alle parole e alle musiche senza tempo dei grandi artisti italiani, tra cui sicuramente possiamo annoverare quelle del compianto cantautore bolognese …


Pierdavide Carone per oltre dieci anni ha collaborato con Lucio Dalla. Mi fa piacere ricordare che quando l’indimenticato cantautore bolognese fu ospite, anni fa, del Festival d’Autunno, a intervenire con lui sul palcoscenico tra una canzone e l’altra c’era proprio un giovanissimo Carone. Posso confermare che la scelta del primo appuntamento di questa edizione è ricaduta su questo artista proprio perché mi sembrava facesse da fil rouge tra la storia del festival e il presente della manifestazione. Grazie alla sua importante esperienza, Pierdavide – che ha portato in scena le canzoni più famose di Lucio – ha offerto al pubblico un’interpretazione molto fedele a quella originale. 

La presenza nello spettacolo del Coro Lirico Siciliano, che abbiamo già apprezzato nell’Aida al Politeama a fine maggio, ha amplificato ancora di più la potenza dei testi di Dalla: abbiamo creato un arrangiamento e un fraseggio molto elegante ed autentico proprio per inserire anche il coro e l’orchestra. In questo contesto, è stato introdotto poi il tenore Alessandro D’Acrissa che ha una voce veramente notevole, che è intervenuto più volte durante lo spettacolo. Abbiamo deciso di fargli impersonare la figura del tenore italiano Enrico Caruso al quale Lucio Dalla si è ispirato per scrivere uno dei suoi brani evergreen che è appunto “Caruso” e che ha dato il nome allo spettacolo. Questa prima nazionale per noi è stato anche un evento finalizzato ad enfatizzare la potenza della musica. Già solo vedere sul palcoscenico coro e orchestra, che nell’insieme rappresentano una massa sonora molto importante, ha avuto un forte impatto emotivo sul pubblico.
È stato un concerto molto emozionante, arricchito tra l’altro anche dalle luci delle candele, un modo davvero suggestivo di aprire la Summer Edition, che ha unito in sé tante contaminazioni, mescolando, come hai giustamente sottolineato, linguaggi nuovi e linguaggi passati.

L’offerta dei concerti proposta dal cartellone di quest’anno, come sempre, è caratterizzata da eventi molto diversi l’uno dall’altro. Senza svelare troppo, ci vuole regalare qualche curiosità su questi spettacoli, e in particolare su quelli inseriti nella Summer Edition?

Per quanto riguarda la Summer Edition, i linguaggi nuovi sono stati alla base anche di “Over the Rainbow”, il secondo spettacolo programmato per questa sezione, dedicato stavolta alla danza, che si è svolto il 7 agosto nella Grangia di Sant’Anna a Montauro. Con questo
spettacolo abbiamo voluto omaggiare i talenti del Sud e in particolare la Compagnia Artedanza diretta dal Maestro Giovanni Calabrò, che ha curato le coreografie. “Over the Rainbow” è un inno alla vita, ai colori e alla loro energia. Questo spettacolo di danza contemporanea che si tiene in una location estremamente suggestiva qual è la Grangia di Montauro. All’interno delle mura dell’abbazia, che sono diventate teatro di giochi di luci e di effetti speciali, si è esibito un corpo di ballo composto da 40 elementi. Ai colori dei loro costumi si sono uniti i colori delle videoproiezioni con l’intento di trasmettere un’idea di allegria, positività e gioia di vivere.


Anche il titolo del terzo appuntamento, “Carmen Jazz Fantasy”, che si terrà in due date, il 19 e il 20 agosto, incuriosisce molto…ci vuole descrivere i dettagli di questo spettacolo?

Ci tengo a sottolineare che anche questa è una prima nazionale assoluta e che si terrà in una location che è una new entry del festival, il Castello di Squillace. Quest’anno ricorrono i 150 anni della morte di Bizet e quindi un po’ in tutta Italia e nel mondo si stanno svolgendo diverse celebrazioni in suo onore. Anche noi abbiamo deciso di omaggiare il grande compositore francese rivisitando la sua Carmen in chiave jazz. 

La location del Castello di Squillace si presta perfettamente alla realizzazione di uno spettacolo straordinario: l’evento si terrà nel cortile del castello, e le mura saranno colorate e valorizzate dai giochi di luce e dagli effetti speciali. L’idea di rivisitare una musica conosciuta come quella della Carmen in una chiave più contemporanea è nata dalla volontà di restare fedeli alla finalità del cartellone di quest’anno che vuole dare risalto alla contemporaneità e ai nuovi linguaggi artistici che in tutta Europa riscuotono grandissimo successo. In questo momento storico, si sta lavorando molto per mettere in atto uno svecchiamento della cultura, e se ci si vuole muovere in questa direzione, la scelta di proporre dei titoli classici rivisti in una maniera contemporanea è un ottimo modo per avvicinare i giovani, che spesso vedono queste opere un po’ più lontane dal loro radar, per poi ricredersi, perché dopo averle conosciute se ne innamorano. 

Dopo la data del 19 agosto a Squillace, lo spettacolo sarà replicato il giorno successivo, il 20 agosto, in un altro luogo suggestivo che è il Palazzo Mazza, un palazzo risalente ai primi dell’Ottocento che si trova nel borgo di Borgia. In questa stessa location è previsto lo svolgimento di un altro evento che unisce musica e cultura e che si terrà nel mese di ottobre, dal titolo “Santuzza e le altre”, un concerto che condurrà il pubblico in un percorso nel melodramma italiano.


Un binomio che è sempre stato importante per la sua rassegna è quello inscindibile tra il Festival d’Autunno e i luoghi più suggestivi e meno conosciuti del nostro territorio…


L’idea è proprio quella di offrire allo spettatore uno spettacolo nello spettacolo, perché a mio avviso è importante che la location in cui si svolge uno spettacolo rifletta un po’ la bellezza di quello che si mette in scena. In particolar modo la sezione estiva del festival è nata proprio
con l’obiettivo di far riscoprire al pubblico i luoghi poco conosciuti della nostra regione, come ad esempio la Grangia di Montauro, che molti tra i nostri conterranei non hanno mai visitato. È un posto un po’ difficile da raggiungere, ma quando ci si arriva si resta veramente a bocca aperta per la bellezza e le suggestioni che regala la sua storia. La stessa cosa si può dire per il castello di Squillace: si tratta di posti che fanno commuovere, se solo si pensa a come si siano mantenuti bene nel tempo e a come, attraverso la realizzazione di uno spettacolo, potranno essere visitati da tante persone che non avevano mai avuto l’opportunità di accedervi. Quest’anno, nell’elenco dei “luoghi del cuore” del Festival d’Autunno, manca il Borgo di Santa Caterina perché è il palazzo dei Marchesi di Francia, un bellissimo edificio di stile liberty, è in fase di strutturazione quindi ci torneremo l’anno prossimo per ammirarlo in tutto il suo splendore. Passando poi agli eventi che si svolgeranno a Catanzaro, dopo la Summer Edition, quest’anno per quanto riguarda i luoghi, ci siamo focalizzati sul Teatro Politeama che da sempre è la location dei grandi eventi che si svolgono nel capoluogo, e sul Museo Marca che ci è sembrato la location più adatta per promuovere i nostri linguaggi contemporanei. In quest’ultima location si terranno ad esempio la “Medea” di Heiner Müller con l’innovativa interpretazione di Agata Tomšič, che ho già citato, e che è una delle nostre prime nazionali; avremo ancora lo spettacolo di danza “Smile” di Ocram Dance, che sarà preceduto da una lezione aperta di danza contemporanea; avremo inoltre lo spettacolo “Picchiamoci” che per la prima volta porterà in Calabria la scrittrice, attrice e stand-up comedian Arianna Porcelli Safanov con la sua satira pungente, che in questo appuntamento proporrà un monologo con colonna sonora che punta i riflettori sulla violenza contro le donne in una chiave molto una chiave satirica, con l’intento di provare ad abbattere i troppi luoghi comuni che esistono su questo tema. Al Politeama, saranno ospitati grandi eventi tra cui quelli che ho già menzionato, come l’opera lirica Cleopatra, l’appuntamento con Mauro Repetto, un one man show musicale e comico, che arricchisce il cartellone di una nota pop, uno spettacolo che l’anno scorso ha avuto sold out in tutti i teatri italiani e ci permetterà di ascoltare live tutte le canzoni che hanno fatto la storia degli 883. Abbiamo inoltre grande voce come quella di Alice, la quale proporrà i pezzi più significativi della propria produzione musicale, e si farà interprete di alcuni tra i brani più famosi di Battiato, De Andrè, Guccini, De Gregori, Dalla, Fossati e altri grandi cantautori.


Anche negli spettacoli in scena al Teatro Politeama, l’ibridazione tra il vecchio e nuovo continua a giocare un ruolo fondamentale …


Sì, esattamente. L’attenzione al nuovo è presente nello spettacolo “Heroes”, il concerto – evento di Paolo Fresu, considerato uno tra i maggiori artisti della scena jazz internazionale, che non propone il solito concerto ma una produzione molto particolare che finora è andata in scena in poche occasioni. Si tratta di un omaggio a David Bowie, in cui il celebre album dell’indimenticato cantautore britannico viene riproposto in una chiave jazz da Fresu assieme al suo quintetto e con la voce straordinaria di Petra Magoni. Abbiamo poi lo spettacolo “I Tre Moschettieri”, che è a mio avviso l’opera pop per antonomasia. Definirlo musical è riduttivo perché come dicevo poc’anzi è una grandissima produzione, un colossal ricco di scenografie, costumi, effetti speciali, che vuole riproporre la storia narrata nel famoso romanzo di Dumas. Musica, prosa e danza si fonderanno in un racconto emozionante. Le musiche sono state composte da Giò Di Tonno, che sarà protagonista dello spettacolo assieme a tutto il cast che all’epoca fu interprete dello spettacolo musicale Notre-Dame de Paris e ne decretò il successo che tutti conosciamo.
Al Politeama si terrà anche lo spettacolo di “Romeo e Giulietta”, l’opera di Shakespeare sulle musiche di Prokofiev, con il Balletto del Sud e le coreografie di Fredy Franzutti. Anche questa sarà una grande messa in scena, con grandi scenografie e meravigliosi costumi d’epoca.
Il Festival si concluderà alla fine il 3 novembre, e in questa occasione, in contrapposizione atmosfera di mestizia che caratterizza il Ponte dei Morti, porteremo l’ironia di Giorgio Panariello – che manca da Catanzaro da 15 anni – con il suo nuovo spettacolo dal titolo “E se domani…” Ho voluto che il cartellone si concludesse con una nota di allegria, perché “la positività” è uno dei messaggi che il cartellone di quest’anno vuole lanciare, e che assieme alla “riflessione”, è un elemento importantissimo per affrontare i tempi bui che stiamo attraversando. Da un lato abbiamo un percorso di eventi di vario genere, che spazia dalla musica jazz, al pop, alla lirica, alla danza, al teatro, d’altro abbiamo voluto lasciare anche spazio alla satira e all’ironia, con i preziosi contributi, “al femminile” di Arianna Porcelli Safonov e “al maschile” di Giorgio Panariello, due grandi nomi che ci possono aiutare a sorridere sui problemi del nostro tempo, a fornirci una valvola di sfogo, ricordando che l’arte è salvifica in questo senso, poiché ci regala un modo per lenire le nostre ferite.

Visto che il Festival quest’anno è dedicato in particolar modo ai “nuovi linguaggi” e alla contemporaneità nel mondo dell’arte, mi ha colpito molto il fatto che “l’evento anteprima”, in programma il 2 ottobre, che farà da anello congiunzione tra la Summer Edition e la rassegna autunnale sia dedicato a una scrittrice di fama mondiale come Jane Austen, nota per i suoi romanzi “senza tempo” in cui ha saputo raccontare temi universali, esplorando in particolare le lotte delle donne e i pregiudizi della società dei suoi tempi, ma che ancora oggi risultano testi di straordinaria attualità, nonostante siano stati scritti tra il XVIII e il XIX secolo. E immagino dunque che questa scelta non sia casuale…


Questo è in effetti un evento a cui tengo molto, è stato scelto proprio con la volontà di celebrare i 250 anni trascorsi dalla nascita di Jane Austen. Ritengo che questo anniversario sia particolarmente importante per una rivalutazione di questa celebre scrittrice inglese, forse non sempre omaggiata come merita, ma anche, come hai ben dedotto, per riportare l’attenzione sulla straordinaria attualità dei suoi testi. E lo faremo con questo spettacolo meraviglioso, il concerto “Tea Time, danzando con Jane Austen”, presentato in prima nazionale da una formazione artistica di grande livello, che unisce i testi di Jane Austen con le musiche alle quali l’autrice fa riferimento nei suoi libri, come le sonate di Beethoven o di Mozart. La cosa interessante è che questo concerto ha una stretta connessione con “Picchiamoci” di Arianna Porcelli Safanov, perché sono entrambi incentrati sul tema dei pregiudizi nei confronti delle donne. Jane Austen ne parla, illustrandoli per come erano vissuti all’epoca, e la stessa cosa fa Arianna Porcelli Safanov in Picchiamoci, contestualizzandoli però in tempi moderni. I due spettacoli viaggiano insieme e sono proprio un grande omaggio alla contemporaneità, in quanto vogliono rappresentare uno specchio dei tempi sulla condizione femminile.


…E naturalmente vogliono essere anche eventi di sensibilizzazione per il pubblico, con l’augurio che possano aiutare a “cambiare” un certo tipo di “mentalità” che – nonostante i tempi della Austen siano lontani – risulta ancora tristemente radicata ai giorni nostri. Il titolo di questa edizione “CambiaMenti”, infatti, è stato scritto con la seconda M in maiuscolo (come se si trattasse di due parole distinte), quasi a voler svelare un altro degli obiettivi di questa edizione…


Sì, esatto è proprio così. In realtà la parola “CambiaMenti” è stata scelta di proposito sia per mettere in evidenza il “cambiamento”, la rivisitazione delle opere in scena finalizzato a promuovere ed esaltare i nuovi linguaggi artistici, sia per fare riferimento all’auspicio che la rappresentazione di tali opere possa “cambiare la percezione di chi le vede” rispetto ai temi trattati, visto che ancora oggi l’epoca in cui viviamo è ancora così profondamente difficile.

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