di Franco Cimino …IL SALUTO A GIANFRANCESCO PUGLIESE, L’UOMO BELLO ED ELEGANTE. POLITICO DI GRANDI QUALITÀ. UN SIGNORE AUTENTICO.

Da quando la notizia dell’aggravarsi delle condizioni cliniche dell’avvocato Gianfrancesco Pugliese ha cominciato a diffondersi, un’ondata di emozione e di preoccupazione ha attraversato i cuori di tante persone. Un sentimento cresciuto di pari passo con il progressivo peggioramento del suo stato di salute: nel Crotonese, a Crotone, a Catanzaro e nel Catanzarese, e poi ancora oltre, raggiungendo tutti coloro che gli volevano bene.
Alla preoccupazione si è accompagnata la preghiera. La preghiera di quanti si affidavano al buon Dio, chiedendogli di esaudire il desiderio di Gianfrancesco di restare ancora qui, tra noi.
Restare con la sua gente. Quella gente che aveva sempre servito in tanti modi: attraverso la professione forense, l’impegno politico, l’intelligenza imprenditoriale e, soprattutto, attraverso la straordinaria generosità di un uomo davvero nobile d’animo.
Desiderava restare nella sua dimora paterna, quella casa in cui aveva vissuto, in cui erano cresciuti i suoi figli e si era sviluppata la sua famiglia. La casa di quel grande padre verso il quale aveva sempre nutrito una devozione profonda: non soltanto quella di un figlio riconoscente, ma anche quella di un calabrese che ne apprezzava e stimava l’opera, riconoscendo quanto quell’uomo avesse dato a questa terra, anche attraverso il suo impegno parlamentare.
Era questo il desiderio dell’avvocato Pugliese: restare ancora qui, in questo lembo di terra che dal mare sale fino al colle alle spalle della sua stessa casa. Un lungo fazzoletto di terra che soltanto la burocrazia ha diviso in due comuni distinti, ma che per lui rappresentava un’unica terra, un’unica realtà urbana, un’unica comunità, raccolta intorno a un nome antico e amato: Cirò, la sua Cirò.
Ma Gianfrancesco Pugliese era stanco.
Stanco delle fatiche, delle battaglie, delle passioni vissute intensamente. Stanco, forse, di dover custodire e difendere ogni giorno le sue idealità, mantenendole sempre limpide e integre, così come limpida e integra era la sua coscienza, così come pulite erano le sue mani.
Mani d’intellettuale, mani d’agricoltore, mani di padre, mani d’amico. Mani che avevano lavorato instancabilmente per questa terra e per la sua gente.
Non era stanco delle sue passioni, dei suoi sentimenti, delle sue idealità. Era il corpo a essere stanco. Erano stanche le gambe, che lo avevano accompagnato lungo le strade della Calabria; erano stanche le spalle, sulle quali aveva portato non un peso, ma un tesoro da custodire e proteggere.
No, Gianfrancesco non era stanco di vivere.
Alla vita teneva immensamente. La amava con tutta la sua bellezza, con tutte le passioni che sa suscitare, ma anche con le sue strettoie, con il dolore, con gli errori, con le avversità e con quegli eventi che noi chiamiamo sfortuna.
Davanti alle difficoltà, non si è mai arreso facilmente. Ha lottato fino alla fine, con eleganza, la stessa eleganza che lo accompagnava sempre, nei suoi abiti raffinati, persino quando si dedicava alle attività agricole, alla vita di campagna o allo sport.
Sempre elegante, sempre signorile, sempre composto.
Ha lottato per mantenere vivi i suoi giorni, per allungarli ancora, per restare qui. Ma ha lottato conservando quella signorilità che, anche davanti al precipitare delle sue condizioni, lo rendeva equilibrato, educato, paziente, fiducioso e rispettoso, persino di ciò che sarebbe potuto accadere da lì a poco.
Un gran signore, Gianfrancesco, l’avvocato Pigliese per tutti. Gianfrancesco per gli amici. E per suoi contadini e pastori.
Un nobile in ogni senso autentico della parola: nobile per animo, per pensiero, per comportamento.
È vissuto con compostezza, ha attraversato la vita con ordine e misura, sempre attento a non disturbare nessuno, a non imporre mai il peso della propria presenza. E con la stessa discrezione ha accompagnato il suo ultimo tratto di vita terrena.
Lucido fino alla fine, se n’è andato in silenzio.
Senza disturbare. Senza fare rumore.
Da signore, sempre.
È di questo che si parla in queste ore. E se ne parla a voce alta. Lo dicono in tanti, arricchendo queste parole di ricordi, di testimonianze, di significati che ciascuno porta dentro di sé.
E sono certo che ancora per giorni si parlerà di lui, con pensieri profondi e commozioni autentiche.
Gianfrancesco lascia il ricordo di un uomo che ha saputo unire l’intelligenza all’azione, la cultura al lavoro, l’impegno pubblico alla dedizione per la propria comunità.
Lascia l’esempio di una persona che ha vissuto le proprie passioni senza separarle dai doveri, che ha coltivato le proprie idealità senza rinunciare alla concretezza e che ha considerato gli affetti, la famiglia, la terra e il lavoro parti inseparabili della propria esistenza.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, ma anche un patrimonio di valori, di comportamenti e di insegnamenti che non si esaurisce con la fine della vita.
Perché gli uomini lasciano davvero un segno quando qualcosa di loro continua a vivere negli altri: nei ricordi, negli affetti, nelle opere compiute e negli esempi che diventano parte della coscienza di chi li ha conosciuti.
Ed è proprio questo il segno che Gianfrancesco Pugliese lascia alla sua famiglia, ai suoi amici, alla sua comunità e a questa terra che ha tanto amato. Un segno forte lo lascia alla politica, dove con coerenza ha confermato tutto il suo essere di persona perbene.
Uomo onesto. Politico intelligente, sempre avanti a tutti gli altri . Politico dalle idee forti e avanzate.
Democristiano autentico, nutrito dei grandi ideali di questo suo grande partito. Ideali che ha servito con coraggio e umiltà. Generoso come pochi, non ha brigato mai per accaparrarsi posizioni di potere. Anzi, quando per meriti personali avrebbe potuto ottenere incarichi importanti, si è sempre messo da parte. A volte rinunciando per fare spazio agli altri.
Personalità di prestigio, riconosciuta ovunque e ovunque rispettata sin dal nome, era sempre un punto di riferimento per tutti. Nei dibatti più accesi era colui il quale riportava la discussione nella piena agibilità e il dibattito, come le diversità e talvolta le contrapposizioni, in soluzioni le più unitarie e le più concrete nell’interesse generale del partito e, prima ancora, della gente.
Ha amato la Calabria nella sua interezza e senza quel campanilismo fanatico che ne ha disturbato la crescita e accentuato le sue antiche divisioni. E la Calabria ha servito.
Ma ha amato di un amore speciale e intelligente, la sua Cirò tutta intera, Crotone e il crotonese per la cui elevazione a provincia si è battuto con generosità e intelligenza. Coraggio e sacrificio personale. Come quello di non allontanarsene mai. Se lo avesse fatto anche solo un po’, la sua storia politica sarebbe stata più piena di concreti risultati personali. Magari, quello di sedere in Parlamento, come avrebbe meritato e non solo per occupare degnamente quel seggio che fu del suo adorato padre, Vittorio, gran signore anche lui della vita e della Politica. Ma per il tanto di buono e di bene che avrebbe potuto realizzare.
Con questi sentimenti lo saluto con il cuore e lo ringrazio con il pensiero a nome di tutti I democristiani calabresi. Ma anche, certo di poterli rappresentare, a nome di tutti i calabresi veri e quanti hanno fatto, e intendono fare, politica con onestà, cultura, responsabilità, totale dedizione di sé. Come l’ha fatta lui, Gianfrancesco Pugliese, l’avvocato calabrese di Ciró. Uomo bello.
Franco Cimino



































