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La dolorosa ed inevitabile scelta della Cartolibreria NiCa: niente più i libri delle scuole superiori dal 2027/2028!

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Dalla stagione scolastica 2027/2028 la Cartolibreria NiCa di Catanzaro non tratterà più i libri
di testo della scuola secondaria di secondo grado.
È una decisione che prendiamo con grande dispiacere, soprattutto nei confronti delle tante famiglie
e dei tanti studenti che negli anni ci hanno scelto e ai quali abbiamo cercato di offrire non soltanto
un servizio commerciale, ma soprattutto disponibilità, assistenza e un rapporto di fiducia.
Non è una decisione presa a cuor leggero. È il risultato di una situazione che, anno dopo anno, è
diventata economicamente e professionalmente sempre più difficile da sostenere.
Il problema delle adozioni ufficiali e dei libri realmente
richiesti
Il primo problema riguarda il sistema delle adozioni.
Le scuole sono tenute a deliberare formalmente le proprie adozioni attraverso il Collegio dei
docenti, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa e dei tetti di spesa stabiliti per ciascuna
classe.
La stessa normativa ministeriale attualmente in vigore ribadisce che il Collegio dei docenti può
adottare i libri di testo con una formale delibera, nel rispetto del Piano triennale dell’offerta
formativa, dell’ordinamento scolastico e del limite di spesa previsto per la scuola secondaria. I testi
“consigliati”, inoltre, possono essere indicati soltanto quando abbiano carattere monografico o di
approfondimento.
Il Ministero, inoltre, mette a disposizione i dati ufficiali delle adozioni, nei quali sono chiaramente
indicati scuola, classe, disciplina, ISBN, titolo, editore, prezzo, indicazione di nuova adozione,
obbligatorietà dell’acquisto e testi consigliati.
Il problema nasce quando ciò che viene ufficialmente adottato non coincide con ciò che,
successivamente, viene concretamente richiesto agli studenti.
Per un genitore può sembrare una semplice differenza: “È un altro libro da comprare”.
Per una cartolibreria, invece, può significare centinaia o migliaia di euro di merce acquistata e
rimasta invenduta.
Noi acquistiamo i libri sulla base delle adozioni ufficiali, anticipando il denaro ai distributori. Se poi
viene richiesto agli studenti un testo diverso o ulteriore rispetto a quello previsto, quel libro non era
stato necessariamente acquistato in quantità adeguata e, soprattutto, il libraio si ritrova a dover
gestire una situazione che non può prevedere.
E quando il libro acquistato rimane invenduto, la perdita ricade sul libraio.

Il problema economico che nessuno vede
Molti pensano che vendere libri scolastici significhi semplicemente applicare uno sconto e
guadagnare sulla differenza.
La realtà è molto diversa.
Per una piccola cartolibreria come la nostra significa anticipare decine di migliaia di euro per
acquistare i libri, organizzarli, stoccarli, gestire ordini, cambi, resi e assistenza alle famiglie.
Il margine netto che rimane al libraio è estremamente ridotto.
Nel nostro caso, lo sconto effettivamente disponibile dai distributori si aggira intorno al 10% netto.
Quando un testo rimane invenduto, però, il problema non è soltanto il mancato guadagno: possono
intervenire condizioni di resa, penali e costi che rendono economicamente insostenibile
l’operazione.
In altre parole, non possiamo continuare ad anticipare decine di migliaia di euro sapendo che
una parte consistente di quella merce potrebbe trasformarsi in una perdita.
I tetti di spesa: una tutela per le famiglie che rischia di
diventare solo sulla carta
C’è poi un altro aspetto che riteniamo ancora più grave perché riguarda direttamente le famiglie.
La normativa stabilisce dei tetti di spesa per la dotazione libraria delle classi della scuola
secondaria di secondo grado.
Per l’anno scolastico 2026/2027, ad esempio, il D.M. n. 51/2026 ha aggiornato i tetti di spesa e ha
ribadito che l’intera dotazione libraria deve essere contenuta entro tali limiti, prevedendo soltanto la
possibilità di un eventuale incremento entro il 20%, purché adeguatamente motivato dal Collegio
dei docenti e approvato dal Consiglio di istituto. È inoltre previsto che gli Uffici scolastici regionali
e i revisori dei conti vigilino sul rispetto di tali limiti.
Eppure, nella realtà quotidiana, capita che per rientrare formalmente nel tetto vengano inseriti
alcuni libri come “consigliati” e che successivamente questi stessi testi vengano richiesti agli
studenti.
A quel punto può accadere che una famiglia si ritrovi a dover spendere 400, 450 o 500 euro,
nonostante il tetto previsto per quella classe sia sensibilmente inferiore.
E qui vorrei rivolgere una domanda soprattutto ai genitori:
se il tetto di spesa esiste per tutelare le famiglie, perché dovrebbe essere considerato normale
superarlo attraverso libri formalmente “consigliati” ma di fatto richiesti?
Il Ministero stesso ricorda che i docenti devono verificare collegialmente la compatibilità della
spesa complessiva con il tetto e apportare le necessarie modifiche.

«Non mi lamento, perché poi mio figlio viene preso di mira»
C’è poi un problema culturale che, forse più di tutti, contribuisce a mantenere questa situazione.
È quello che sentiamo dire troppo spesso dai genitori:
«Ma se mi lamento a scuola, poi mio figlio viene preso di mira».
Capisco perfettamente questa paura. Un genitore vuole proteggere il proprio figlio e spesso
preferisce pagare piuttosto che creare un problema.
Ma così facendo, però, il problema non scompare.
Viene semplicemente trasferito sulle famiglie e, in parte, anche sulle attività commerciali che
devono anticipare il denaro per garantire quei libri.
E c’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare: anche quando una famiglia ha diritto a un
contributo o a un rimborso per i libri scolastici, il limite di riferimento può essere collegato al
tetto di spesa previsto e non necessariamente all’intero importo effettivamente sostenuto.
Quindi un superamento del tetto non è necessariamente una questione irrilevante per una famiglia:
può tradursi in una maggiore spesa effettiva che rimane a suo carico.
La concorrenza dei libri “fuori commercio” venduti come
usati
A tutto questo si aggiunge un’altra situazione che negli ultimi anni è diventata sempre più difficile
da affrontare: la concorrenza di operatori che riescono a proporre come usati libri che sono, di
fatto, fuori commercio o addirittura relativi a nuove adozioni, applicando prezzi che una
cartolibreria tradizionale non può economicamente sostenere.
Il mercato dell’usato è una cosa positiva.
Lo abbiamo sempre sostenuto e lo abbiamo sempre praticato.
Permette alle famiglie di risparmiare e consente a un libro di avere una seconda vita.
Ma un conto è il normale mercato dell’usato, un altro è utilizzare il mercato dell’usato per proporre
testi che una libreria deve acquistare come nuovi, con costi e condizioni completamente differenti,
applicando poi scontistiche impossibili da sostenere per chi opera attraverso i normali canali
distributivi.
Non chiediamo di eliminare la concorrenza. Chiediamo semplicemente che tutti possano
competere secondo regole realmente confrontabili.
Perché allora NiCa ha deciso di fermarsi
A questo punto la domanda è inevitabile:

perché continuare?
Perché continuare ad anticipare decine di migliaia di euro?
Perché acquistare grandi quantità di libri sulla base delle adozioni ufficiali se poi possono essere
richiesti testi differenti?
Perché assumersi il rischio di rimanenze e perdite?
Perché competere con chi può proporre libri a condizioni che una cartolibreria tradizionale non può
replicare?
La risposta, purtroppo, è semplice:
non è più economicamente sostenibile.
Ecco perché abbiamo preso una decisione che mai avremmo voluto prendere.
Dal 2027/2028 NiCa non tratterà più i libri di testo della scuola secondaria di
secondo grado.
Continueremo invece a essere al fianco delle famiglie e degli studenti per tutto ciò che riguarda il
mondo della scuola e continueremo a credere nel valore della nostra attività e del rapporto costruito
in questi anni con i nostri clienti.
Questa non è una decisione contro le famiglie.
È una decisione presa proprio perché rispettiamo le famiglie e vogliamo continuare a lavorare
in modo serio, trasparente e sostenibile.
Ci dispiace profondamente dover rinunciare a un servizio che abbiamo svolto per tanti anni.
Ma una piccola impresa non può continuare a sostenere economicamente un sistema nel quale il
rischio viene interamente scaricato su chi vende.
Ringraziamo tutti i nostri clienti che in questi anni ci hanno dato fiducia.
Con loro continueremo il nostro percorso.
Carchidi Valerio

Titolare della Cartolibreria Ni.Ca

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