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“Adozione in città”, una giornata in Sila per ricominciare: la camera penale e la società civile accanto ai giovani dell’IPM.

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A volte, per ricominciare, basta una giornata diversa.
È quella che ha vissuto ieri Angelo, nome di fantasia, giovane ospite dell’Istituto Penale per i Minorenni di Catanzaro, che ha potuto trascorrere una giornata in Sila insieme ad Antonella, Francesco, Enzo e Annalisa.
L’esperienza è stata possibile grazie a un permesso premio e alla disponibilità del Direttore dell’IPM di Catanzaro e del Magistrato di sorveglianza. Una giornata semplice, tra natura, convivialità e buon cibo, che ha però assunto un significato ben più profondo: quello di portare concretamente la società civile accanto a chi sta affrontando un percorso penitenziario e rieducativo.
È questo il cuore di “Adozione in città”, il progetto promosso dalla Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro insieme all’Istituto Penale per i Minorenni, alla Comunità ministeriale, al Tribunale per i Minorenni, alla Procura per i Minorenni e alla Diocesi di Catanzaro.
L’obiettivo è costruire un ponte tra l’istituzione penitenziaria e la comunità, perché il percorso rieducativo non può esaurirsi all’interno delle mura dell’istituto. Significa offrire presenza, ascolto, relazioni e fiducia, accompagnando i giovani non soltanto durante l’esperienza penitenziaria, ma anche nella delicata fase del reinserimento sociale.
«Quella vissuta ieri è stata una giornata apparentemente semplice, ma dal grande significato. Dopo l’esperienza con Antonio (altro nome di fantasia) abbiamo voluto ribadire concretamente che questi giovani non sono soli, che fuori dall’istituto esiste una comunità pronta ad accoglierli, a dare loro fiducia e a riconoscere la possibilità di un cambiamento. La rieducazione ha bisogno delle istituzioni, ma ha bisogno anche della società civile», sottolinea Antonella Canino, segretario della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro.
In questa prospettiva si colloca anche il progetto promosso dalla Camera Penale con Confartigianato e con gli imprenditori della città, finalizzato a favorire l’inserimento lavorativo. Perché, insieme agli affetti, il lavoro rappresenta una delle direttrici fondamentali attraverso cui costruire una reale prospettiva di autonomia e ridurre il rischio di recidiva.
«Crediamo in una concezione laica e concreta dell’articolo 27 della Costituzione. La rieducazione non può essere soltanto un principio scritto nella Carta costituzionale: deve diventare esperienza, relazione, opportunità. Affetti e lavoro possono essere gli strumenti attraverso i quali una persona può ricostruire la propria vita e guardare al futuro con speranza», afferma Enzo Galeota, componente del direttivo e referente per l’Osservatorio Carcere della Camera Penale.
Il progetto, proprio per rafforzare questa rete di prossimità, si rivolge ora alla città. La Camera Penale cerca famiglie e imprenditori disponibili a mettere a disposizione tempo, attenzione, relazioni e opportunità di lavoro.
«Non chiediamo gesti straordinari – ha concluso la Segrataria Canino – ma la disponibilità a esserci. Una famiglia può offrire vicinanza e relazione; un imprenditore può offrire un’opportunità di lavoro. Sono gesti che possono avere un valore enorme per chi deve ricominciare. È il modo in cui una comunità dimostra di credere davvero nella possibilità di cambiamento».
Chiunque voglia sostenere “Adozione in città” può contattare la Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro.
Perché, in fondo, rieducare significa seminare speranza, offrire una possibilità e non lasciare indietro nessuno.

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