
La fotografa e ricercatrice visiva catanzarese conquista la Medaglia d'Oro e una Menzione d'Onore ai prestigiosi TIFA 2025. Al centro della sua indagine visiva la "Slow
Economy", la restanza e la Naca di Catanzaro: una narrazione potente contro gli stereotipi e il
riduzionismo culturale.
C'è una Calabria che non si rassegna agli stereotipi e che, attraverso lo sguardo attento della fotografia documentaria, arriva a farsi celebrare sul tetto del mondo. La fotografa e visual artist catanzarese Ljdia Musso ha appena conquistato un doppio, prestigioso riconoscimento ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) 2025, portando l'anima più autentica del Sud Italia
all'attenzione della giuria internazionale.
Alla base dell'intera produzione fotografica di Ljdia Musso vi è una precisa presa di posizione
teorica e artistica: la lotta contro il riduzionismo culturale. I suoi progetti nascono dall'urgenza di sottrarre il Mezzogiorno alla prigione del folklore superficiale e delle narrazioni pietistiche,
restituendo dignità e complessità a un territorio troppo spesso incompreso e banalizzato.
Ljdia Musso ha trionfato nella categoria Editorial / Photo Essay vincendo la Medaglia d'Oro con il progetto "On The Trail of The Last Charcoal Makers of Serra San Bruno", e ricevendo una
Menzione d'Onore per "Riti. The Soul's Cradle: Rituals of Resistance in Southern Italy". Due lavori visibilmente diversi, ma uniti da un unico filo conduttore: l'indagine socio-antropologica su un
territorio che resiste.
L’Economia del Fuoco contro il mondo del burnout (Medaglia d'Oro).
Il progetto vincitore dell'Oro assoluto ci porta nel cuore del Parco Naturale Regionale delle
Serre. Ljdia Musso non si limita a fotografare un mestiere antico, ma usa l'obiettivo per
documentare quella che definisce "un'economia lenta, in antitesi con la frenesia e il burnout della modernità".
Attraverso il fumo degli "scarazzi" (le grandi cupole di legna), l'artista racconta
due visioni del mondo: da un lato il fuoco che distrugge, dall'altro il fuoco dei carbonai, che per venti giorni brucia lentamente sotto la terra.
"È un fuoco che non distrugge ma trasforma, che
non consuma ma crea", spiega l'autrice.
I carbonai di Serra San Bruno diventano così l'incarnazione perfetta del concetto di "restanza" teorizzato dall'antropologo calabrese Vito Teti: l'arte rivoluzionaria di restare e prendersi cura
del proprio territorio, innescando un modello di economia circolare e sostenibile che non depreda il bosco, ma lo rigenera.
La Pasqua, la Naca e i riti: riscrivere il Sud (Menzione d'Onore)
Se il bosco racconta la fatica, i riti raccontano l'anima. Con la Menzione d'Onore assegnata al
progetto "Riti", Ljdia Musso porta a Tokyo una riflessione visiva sulle tradizioni religiose
meridionali, ponendo un accento particolare sulla storica Naca di Catanzaro.
Come superare il riduzionismo culturale che affligge la lettura della Calabria? Attingendo alla
lezione di maestri come Sciascia, Scianna ed Ernesto De Martino, la fotografa catanzarese
dimostra che i riti del nostro meridione non sono semplici sopravvivenze pittoresche, ma
potenti atti di resistenza culturale.
"I riti ancorano il tempo, scandiscono lo spazio e offrono
un'identità tangibile a un presente fluido", sottolinea Ljdia Musso. Le immagini premiate
diventano così una chiave per accedere al senso profondo del Sud, documentando una fede e
una memoria collettiva che creano un ponte inscindibile tra passato e futuro, sfidando la
spettacolarizzazione superficiale.
Con questi riconoscimenti in Giappone, Ljdia Musso (già firma per testate scientifiche e
culturali come Dialoghi Mediterranei e Rewriters.it) conferma il valore della sociologia visiva: un
mezzo potente non solo per "salvare la memoria", ma per mostrare al mondo intero la dignità, l'innovazione silenziosa e l'assoluta contemporaneità della Calabria, smantellando ogni forma distereotipo e riduzionismo.








