
Ho letto con interesse un articolo con il quale un nostro attento concittadino
richiamava due brillanti idee che potrebbero contribuire a far rinascere la socialità
di strada da tempo in un ambito urbano molto amato: il centro storico.
Avendo il privilegio di presiedere il Movimento politico Nuova Genesi che segue
con attenzione ogni vicissitudine che interessa la vita della Città, ho ripercorso le
vicissitudini del concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale con
l’intento di ridare vita ad un luogo divenuto da decenni una sorta di simulacro
imbiancato.
La geniale idea di pedonalizzare il tratto più significativo di corso Mazzini,
restituendolo alla Città peraltro coperto, veniva premiata da una attenta giuria che
confidava nella possibilità che un simile intervento potesse far dimenticare gli
scempi di un passato per tutti noi doloroso per via delle tante discutibili scelte che
hanno di fatto cancellato la parte più significativa e nobile del cuore pulsante del
centro storico cittadino.
L’altra idea richiamata dall’attento osservatore, appariva invece come frutto della
pervicace volontà di un primo cittadino proteso a praticare l’inquietante fenomeno
del benaltrismo, strategia peraltro ben nota alla pluralità di consiglieri comunali
che silentemente lo accompagnavano assicurandogli di poter gestire in assoluta
autonomia e libertà la res publica.
Trattandosi di una delle tante iniziative non suffragate dal consenso popolare,
ignorava il passato e la centralità dei luoghi, apparendo agli occhi dei più come il
solito esercizio inutile, inefficace e peraltro anche dispendioso ... non rendeva di
certo giustizia ad un luogo storico che merita di essere riqualificato con l’impegno
ed il rispetto che si deve a chi è caduto in guerra, sic!
Sarebbe stato doveroso rendere pubblico l’iter amministrativo osservato per
dotarsi della brillante idea, che avrà di certo comportato un impegno di spesa
posto a carico dei fondi di bilancio comunale e quindi, dei tanti concittadini che con
il loro silenzio assistono alle selvagge devastazioni registrate nel corso degli ultimi
cinquant’anni.
Rammento a me stesso che intorno alla metà degli anni settanta, per provare a
mitigare i disastrosi esti della catastrofica demolizione dello “stretto” venne bandito
un concorso di architettura piuttosto partecipato per via dei ricchi premi che
sarebbero stati assegnati ai primi qualificati (cento milioni di vecchie lire); tra i tanti
prestigiosi concorrenti, si registrava la presenza di un giovane promettente
architetto che rispondeva al nome di Massimiliano Fuksas, professionista oggi
universalmente riconosciuto come autentica archistar che, tuttavia, non ebbe il
privilegio di rientrare tra i premiati.
Considerato che l’ambito trattato dal geniale architetto Rotella ricalcava
sostanzialmente l’area interessata dal concorso di idee degli anni settanta, non
sarebbe stato doveroso andare a rivedere i contenuti delle tante proposte
custodite nei meandri comunali, piuttosto che coinvolgere nuovi tecnici che poco
hanno da offrire alla Città?
E’ ragionevole poter ritenere che tra le molteplici idee di quel concorso poteva
rinvenirsi una soluzione migliore della brillante idea proposta da Rotella?
Confidando nell’etica e nella coscienza dei tanti che con ossessione giurano di
operare per il solo bene della Città, restiamo in attesa di conoscere le sorti
dell’area Green che, ancora una volta la si vorrebbe rimbiancare come si trattasse
di un simulacro da custodire e preservare, piuttosto che un’area viva da restituire
alla Città con interventi innovativi volti a suscitare l’interesse del fruitore.
La domanda sorge spontanea: in che modo può rinascere la socialità di strada in
un luogo stravolto dalla incapacità degli uomini? e ancora, che azioni occorre
attuare per far rivivere quel contesto?
Ai tanti amministratori che intendono far passare l’idea che si tratti di un problema
di difficile soluzione, suggerirei di documentarsi sulle straordinarie analoghe
iniziative attuate nei tanti centri storici italiani tornati alla vita grazie a semplici ma
efficaci interventi che oltre a valorizzare la qualità della vita dei residenti hanno
guardato allo sviluppo economico delle attività commerciali presenti in quei
quartieri.
Per riuscire ad apprezzare le modalità adottate per far rinascere luoghi storici non
più vissuti, è necessario comprendere che occorre abbandonare l’idea di dare
corso ad interventi di tipo conservativo, puntando invece sul concetto di attrattività
turistica, capace di valorizzare i contesti urbani che vengono restituiti alle
collettività come spazi nuovi da fruire in libertà e la soluzione più praticata al
mondo è la destinazione ad isole pedonale corroborata da interventi puntuali che
caratterizzano ed esaltano la curiosità e l’interesse del visitatore.
Riesaminando le proposte progettuali ritenute “geniali” dall’attento autore
dell’articolo che mi ha coinvolto, va affermato il nostro interesse a sostenere l’idea
di rendere pedonale quel tratto di corso che diventa ancor più attrattivo con la
creazione di una copertura improntata nel segno della leggerezza con trasparenze
che favoriscono una intervisibilità che fa intravedere il cielo; l’inserimento di opere
d’arte che hanno di fatto reso la nostra Città come l’incubatore più importante del
“contemporaneo” farebbe il resto.
Fintanto che gli amministratori continueranno a restare ostaggio dei commercianti
di quel luogo, il centro storico sarà destinato a rimanere un brutto sepolcro,
tuttavia periodicamente rimbiancato!
Bruno Gallo, presidente del Movimento politico Nuova Genesi




