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Le nuove stazioni della Metro: si potevano realizzare più brutte? Ancora un’occasione mancata di identità

28/10/2025 17:44

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NOTIZIE, Turismo & Territorio,

Le nuove stazioni della Metro: si potevano realizzare più brutte? Ancora un’occasione mancata di identità e bellezza urbana!

Sono ormai visibili le nuove stazioni della metro leggera che collegherà i principali punti nevralgici di Catanzaro. Un progetto importante, atteso da

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Sono ormai visibili le nuove stazioni della metro leggera che collegherà i principali punti nevralgici di Catanzaro. Un progetto importante, atteso da anni, che rappresenta certamente un passo avanti sul piano della mobilità urbana e sostenibile. Tuttavia, accanto all’entusiasmo per l’infrastruttura, non si può non rilevare l’evidente delusione per l’aspetto estetico delle stazioni.

Noi ci siamo posti una domanda: “Si potevano fare più brutte?”. Per noi la risposta è no!

Spoglie, anonime e soprattutto prive di qualsiasi richiamo alla città o alla sua identità visiva. Le fermate, al momento, sembrano strutture provvisorie, prive di anima e colore. Sarebbe bastato poco per dare un volto più accogliente e riconoscibile: molto banalmente anche una semplice fascia giallorossa – i colori di Catanzaro – magari accompagnata da una segnaletica chiara e visibile da lontano con il nome della stazione in grande evidenza, come nell’esempio che abbiamo realizzato che rappresenta la fermata di località Aranceto.

Tuttavia ci siamo posti anche un’altra domanda: perché ogni progetto pubblico a Catanzaro sembra sempre privo di quel tocco finale che lo renderebbe funzionale ma anche bello?

Possibile che nessuno abbia pensato all’impatto visivo, all’identità, all’orgoglio di appartenenza?


 

La metro leggera poteva diventare anche un simbolo urbano, un elemento di riconoscimento per residenti e visitatori. Invece, ci ritroviamo con stazioni grigie, prive di qualsiasi originalità, figlie di una progettazione che sembra aver escluso il buon senso e la visione d’insieme.

Serve più competenza, più ascolto, più amore per la città. Perché ogni opera pubblica dovrebbe parlare il linguaggio del territorio che la ospita, e non sembrare solo un’altra struttura senz’anima piovuta dall’alto.