FASHION

GO TO THE SITE OF:

testata per sito

Journalistic publication registered at the Court of Catanzaro  Press Register no. 314 of 12/04/2013

Publisher Editorial Director: Pino Ruggiu  

  Editor-in-Chief: Pino Ranieri  

 Deputy Director: Sabrina Mantelli

VAT No. 00485750798

logo testata online

Latest News

The latest insights from Catanzaro City Magazine

Quando il rispetto muore tra le risate: riflessione di un’Avvocata e Criminologa sul caso di Petilia Policas

09/10/2025 17:21

author

NOTIZIE, Riceviamo e pubblichiamo,

Quando il rispetto muore tra le risate: riflessione di un’Avvocata e Criminologa sul caso di Petilia Policastro

A Petilia Policastro, un piccolo centro del crotonese, un fatto di cronaca ha scosso la coscienzacollettiva: durante un incidente in cui due carabinie

mocking_can_t_change_the_truth.webp

A Petilia Policastro, un piccolo centro del crotonese, un fatto di cronaca ha scosso la coscienza
collettiva: durante un incidente in cui due carabinieri sono rimasti feriti, alcuni studenti, invece di
provare compassione, hanno scelto di deridere e filmare la scena. Quelle immagini, circolate
rapidamente sui social, mostrano una realtà amara: la sofferenza non suscita più empatia, ma
diventa spettacolo. Da Avvocata e Criminologa, ciò che mi colpisce non è soltanto la superficialità
del gesto, ma il simbolo che esso rappresenta. È l’emblema di una generazione o forse di un’epoca
che sembra aver smarrito il senso del limite, la capacità di distinguere tra ciò che è umano e ciò che
è disumano. Non credo che i giovani di oggi siano “tutti senza valori”: sarebbe un giudizio ingiusto
e semplicistico. Ma non posso ignorare che esiste una crescente indifferenza verso il dolore altrui,
una freddezza che nasce da una cultura digitale che trasforma tutto in contenuto, anche la tragedia.
Il gesto di ridere di chi soffre, di filmare un uomo ferito e trasformarlo in intrattenimento, non è
solo un atto di cattivo gusto: è un fallimento educativo. È il segno di una società che ha smarrito il
senso del rispetto, non solo verso l’autorità o le istituzioni, ma verso la persona in quanto tale. Oggi,
più che mai, sembra che l’emozione autentica sia stata sostituita dall’apparenza, e che il valore della
dignità umana sia subordinato al numero di visualizzazioni. Da Avvocata, vedo in questi
atteggiamenti la conseguenza di un progressivo indebolimento del senso di responsabilità. I ragazzi
agiscono senza percepire la gravità delle loro azioni, come se tutto si dissolvesse nel momento in
cui si chiude l’app o si cancella un video. Da criminologa, leggo invece un malessere più profondo:
la perdita dell’empatia, che è la base stessa della convivenza civile. Quando la sofferenza non
provoca compassione ma ironia, la società intera è malata. Non possiamo limitarci a puntare il dito
contro quei ragazzi. Dietro il loro gesto c’è il fallimento di un sistema educativo che ha smesso di
formare cittadini e ha iniziato a produrre spettatori. C’è una famiglia spesso distratta, una scuola che
non riesce a trasmettere la cultura del rispetto, un contesto sociale che normalizza la mancanza di
valori. E c’è una collettività che, indignandosi per un giorno, dimentica il problema il giorno dopo.
Questo episodio non è solo un fatto di cronaca: è uno specchio. Riflette il volto di un’Italia in cui il
senso civico vacilla, in cui la figura dell’autorità è vista con sospetto o disprezzo, e in cui la fragilità
altrui non suscita più solidarietà ma derisione. Non è solo un problema dei giovani, ma di chi li
cresce, li educa, li guida o meglio, non lo fa. Ricostruire il valore del rispetto richiede tempo e
coraggio. Non basta la condanna pubblica, serve una rinascita culturale: nelle scuole, nelle famiglie,
nei luoghi di comunità. Bisogna insegnare che dietro ogni divisa c’è una persona, dietro ogni ferita
c’è dolore, e dietro ogni gesto d’ironia può esserci una ferita sociale che si allarga. Come Avvocata,
credo nella giustizia; come criminologa, credo nella prevenzione; ma come cittadina, credo che solo
l’educazione possa davvero guarire ciò che la legge non riesce a curare. E finché ci saranno giovani
che ridono del dolore, il nostro compito di adulti, di educatori, di professionisti sarà quello di
restituire alle nuove generazioni il significato più autentico di una parola che sembra dimenticata:
umanità.