Gianvito Casadonte

Da CCM n.ro 56

Di Sabrina Mantelli

Molti anni fa l’indimenticabile Vittorio De Sica, parlando della sua attività di cineasta, dichiarava che uno dei suoi scopi era quello di “rintracciare il meraviglioso della piccola cronaca, anzi, della piccolissima cronaca”.  Oggi, è proprio lui, l’insigne regista e interprete della commedia all’italiana, a diventare il simbolo di una “piccola cronaca” che ha davvero del “meraviglioso”, perché racconta la magia di una “piccola città” come Catanzaro, che si trasforma in palcoscenico a cielo aperto pronto ad ospitare una “grande festa del cinema”. Un appuntamento tra i più attesi della stagione estiva, non solo dalla cittadinanza catanzarese ma anche dall’intera regione. Il Maestro che ha diretto capolavori come "la Ciociara" e "Ieri, oggi, domani", è infatti il personaggio a cui è dedicata la XV edizione del Magna Graecia Film Festival, la celebre kermesse cinematografica che si svolge nel capoluogo calabro, di cui Gianvito Casadonte è ideatore e direttore artistico. 

La manifestazione, che si pone l’obiettivo di promuovere e divulgare le opere prime e seconde dei giovani autori, proiettate ed esaminate durante la rassegna da una giuria di esperti, quest’anno si terrà dal 28 luglio al 5 agosto 2018 presso l’Area Porto, nel quartiere marinaro della città. E fornirà a chi si trova nella città dei Tre Colli, anche la straordinaria opportunità di incontrare note celebrità del mondo dello spettacolo. Con il tempo infatti il MGFF ha condotto a Catanzaro i più illustri volti del cinema italiano, e anche star internazionali, tra cui: Mario Monicelli, Ettore Scola (Presidente Onorario dell'evento), Michele Placido, Giancarlo Giannini, Matt Dillon, Mira Sorvino accompagnata dal padre Paul, Tim Roth, Michael Madsen e Pamela Anderson.  Oltre che dalle proiezioni delle opere in gara, la kermesse è animata anche da eventi collaterali come dibattiti, live musicali, presentazioni di libri e le ormai famose “master class”, ovvero degli incontri con il pubblico che assumono il significato di vere e proprie “lezioni di cinema”, tenute dalle celebrità protagoniste del MGFF, pronte ad elargire preziosi consigli. È questa dunque la “ricetta ricca e vincente” del festival, che, volendo fare un ulteriore omaggio a De Sica, si potrebbe definire composta da: “Pane, amore e… tanto entusiasmo”.  L’ “amore” che si legge in tutto ciò che fa, con un’attenzione rivolta alla collettività che è stata costante nel tempo, è un elemento che innegabilmente contraddistingue l’operato di Casadonte, il quale ha sempre voluto che la sua kermesse fosse gratuita, per garantire a tutti la possibilità di presenziarvi. Altrettanto indiscutibile è il suo coinvolgente “entusiasmo”, che egli stesso ha descritto come “un ingrediente importantissimo” della sua kermesse, con il quale è stato in grado di “contagiare”, anche solo per telefono, attori, registi e produttori da lui personalmente invitati nella sua terra. Che il MGFF 2018 abbia tutte le carte in regola per diventare l'ennesimo successo, è apparso evidente fin da quando sono state divulgate le prime anticipazioni sulle “stelle del cinema” che quest’anno calcheranno il red carpet della manifestazione. Il primo nome reso noto è stato quello di Oliver Stone, il leggendario sceneggiatore, produttore cinematografico e attore statunitense che ha diretto oltre 20 capolavori, ha scritto la sceneggiatura di “Scarface” e ha vinto tre Premi Oscar, due “al Miglior Regista” per i film “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, e uno “alla migliore sceneggiatura non originale” per “Fuga di Mezzanotte”. La scelta del Presidente di Giuria, è ricaduta invece su Paolo Genovese, il regista e sceneggiatore che ha scritto e diretto l’acclamato “Immaturi” e il pluripremiato “Perfetti sconosciuti”. L’assoluta novità della XV edizione, è che a condurre il Festival, per la prima volta, non sarà più il suo direttore artistico, bensì l’attrice, conduttrice televisiva e radiofonica Carolina Di Domenico, che, assieme a Edoardo Leo, ha presentato il “DopoFestival” di Sanremo 2018. Ma non ci sono dubbi sul fatto che presto saranno forniti nuovi dettagli in grado di sorprenderci, completando il quadro di una manifestazione che, negli anni, ha dimostrato di saper fungere da “volano” per il territorio, contribuendo “alla crescita e alla promozione dell’immagine di Catanzaro nei grandi circuiti internazionali”, come ha più volte evidenziato il Sindaco del capoluogo Sergio Abramo. Il merito di un simile trionfo è naturalmente da attribuire all'ideatore della kermesse. Esperto di cinema e televisione, laureato in “Arti e Scienze dello spettacolo” all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi in “Storia e critica del Teatro”, Direttore artistico del “Premio Fondazione Mimmo Rotella”, critico cinematografico per il programma “Il caffè di Rai 1”, Gianvito Casadonte dallo scorso luglio 2017 riveste anche il prestigioso incarico di "Sovrintendente del Teatro Politeama-Mario Foglietti". I riflettori della XV edizione del Festival non erano ancora accesi nel momento in cui ho realizzato l’intervista, che leggerete qui di seguito, con il brillante organizzatore, il quale invece, ai tempi di questa nostra chiacchierata, era reduce da un altro successo, quello che ha accompagnato la stagione 2017/2018 del teatro cittadino. Le mie domande si sono concentrate dunque sia sul suo egregio lavoro svolto in quest'ultimo ambito, sia sulle anticipazioni della nuova edizione del MGFF, nell’arduo tentativo di “strappare” al suo ideatore qualche nuova e appetitosa rivelazione… 

Dottor Casadonte, qual è il suo personale bilancio della stagione 2017/2018 del "Teatro Politeama-Mario Foglietti" da poco conclusa, durante la quale ha svolto per la prima volta l’incarico di Sovrintendente? Che rapporto ha instaurato con i componenti della Fondazione?

 «Inizio dalla fine, per così dire. Il rapporto con tutti i membri della Fondazione è ottimo. È chiaro che lavoro più a stretto contatto con il direttore generale con cui, anticipando quanto seguirà nel corso dell’intervista, posso parlare di “Magica Alchimia” mutuando il titolo della stagione appena andata in archivio. Insieme abbiamo costruito una stagione che, senza enfasi, potrei definire al di là delle più rosee aspettative». 

Il Cartellone da lei ideato, si è contraddistinto, oltre che per l’efficace unione dei più svariati generi teatrali, anche per l’inserimento di quasi tutti gli spettacoli nel fine settimana e l’assenza di doppie e triple serate. Quanto lavoro c’è stato dietro a una simile organizzazione?

 «Tanto. Tantissimo. Ma la nostra mission era di allestire un Cartellone di alto livello con il minor impiego di spesa possibile. Un risultato che passava anche e soprattutto dal taglio delle doppie e triple serate. Sono stati molti altri però gli aspetti che abbiamo curato come ad esempio la sinergia con i grandi teatri italiani. A riguardo mi preme mettere in rilievo la collaborazione con il maestro Avogadro, docente de “Il Piccolo” di Milano, da cui è nata la Scuola del Politeama da lui diretta e inoltre la recente partnership costituita con il Conservatorio Tchaikovsky, diretto da un talento del calibro del Maestro Filippo Arlia, con l’apertura a novembre prossimo della Scuola di Musica del Foglietti». 

Gli spettacoli che lei ha selezionato, hanno entusiasmato i numerosi presenti in ogni occasione, a iniziare dagli appuntamenti con i musical, come “La febbre del sabato sera”, fino alla prosa, con “Uno sguardo dal ponte”.  Quali sono le più belle emozioni che le hanno trasmesso gli spettatori? 

«Se dovessi descrivere le emozioni provate durante la scorsa stagione, mi creda: non basterebbe un giornale intero. Ho visto il pubblico cantare, ballare e interagire con alcuni artisti, come quasi mai mi era capitato nei numerosi teatri che ho frequentato da spettatore e in veste professionale. Gli abbonamenti, è ormai notizia vecchia, sono lievitati di oltre il 40% rispetto al recente passato e anche l’offerta del Politeama ci ha permesso di puntare a un target di frequentazione molto più giovanile, senza tuttavia perdere l’interesse degli aficionados del Foglietti».  

Oltre che un pubblico sempre nutrito e attento, al Politeama è stata presente in maniera assidua anche la sua famiglia, compreso suo fratello Alessandro, con il quale anni fa ha fondato una casa di produzione. Quanto sono importanti per lei “i legami”, e quanto le sono stati d'aiuto nel suo lungo e coraggioso percorso, a partire da quando, dal nulla, è riuscito a creare un successo come il MGFF?

 «Senza la mia famiglia, d’origine o creata da me con gli anni, non sarei ciò che sono diventato. Questa è una certezza, perché ricorrendo a una banalità direi che mi supportano e mi sopportano. Alessandro, poi, è una sorta di mio alter ego, anche se per carattere, a differenza mia, preferisce restare sideralmente lontano dalla luce dei riflettori. Malgrado questo, è il “motore” del MGFF». 

Oggi i teatri calabresi vivono un momento di grande difficoltà per la mancanza di finanziamenti pubblici. Cosa proporrebbe per superare questo problema e personalmente cosa si auspica? 

«I contributi, anche se è lapalissiano, possono venire dal pubblico o dal privato. Il primo ci sostiene attraverso i grossissimi sforzi del Comune che finanzia la Fondazione Politeama, partecipata di Palazzo De Nobili e di altri enti locali, grazie alla lungimiranza di un uomo come il sindaco Sergio Abramo il quale per il teatro ha profuso sforzi ingenti, sebbene abbia persino ricevuto qualche critica ingenerosa per questo. Non manca poi qualche realtà imprenditoriale illuminata, come la famiglia Colosimo, ma ci aspetteremmo un po’ più di aiuto da altre Istituzioni e aziende a cui il Foglietti offre già, o comunque darebbe, grande lustro». 

Per quanto riguarda l'atteso appuntamento conclusivo del Cartellone, ovvero quello con la lirica, la scelta di quest’anno, è ricaduta su “Otello”, un’opera poco rappresentata in Italia. Come mai ha puntato su un titolo così impegnativo? 

«Ci piacciono le sfide, volevamo congedarci dal nostro pubblico con una chiusura degna dell’affetto che ci ha sempre dimostrato. E credo di poter affermare senza tema di smentita che ci siamo riusciti. Alla grande». 

A caratterizzare la stagione teatrale appena trascorsa, è stata anche la grande promozione del Politeama e del territorio a livello nazionale: proprio in occasione della chiusura del cartellone, sono arrivate a Catanzaro le telecamere di RAI 1, ed è stato realizzato un servizio poi andato in onda all’interno del programma Unomattina… 

«Tra il sottoscritto e la Rai c’è un rapporto da 10 anni non fosse altro per le mie relazioni di lavoro con la Tv di Stato, essendo io stesso uno dei consulenti in video di Unomattina. Attività in cui mi occupo di recensire film, scegliendo non solo i titoli campioni di incasso o che fanno cassetta ma anche quelli più interessanti. Oserei dire: ancora nascosti, ma stuzzicanti per il palato degli spettatori. Il medesimo criterio a cui mi ispiro nella scelta delle opere prime e seconde del mio Magna Graecia. La promozione del territorio, del Foglietti e di tutto ciò che è Calabria, mi sta molto a cuore e non perdo occasione per perseguirla con ogni mezzo». 

Nel momento in cui stiamo realizzando questa intervista, in città c’è un clima di trepida attesa per la XV edizione del suo festival: nomi come quelli di Oliver Stone, Paolo Genovese e della conduttrice Carolina Di Domenico, sono stati già annunciati. Le posso chiedere di “svelare” qualche altro “volto” che sarà protagonista del MGFF 2018?

 «Oltre ai divi che ha già citato lei, aggiungerei la splendida madrina Anna Ferzetti, l’attore di fama planetaria Richard Dreyfuss e… Be’, adesso non mi faccia dire troppo, la prego, per adesso basta così». 

Non insisto oltre… e a questo punto le faccio una domanda sul grande Vittorio De Sica, a cui quest’anno la kermesse è dedicata. Cosa apprezza maggiormente di questo eccelso maestro, e quali preferisce tra i film da lui diretti o interpretati? 

«Ladri di Biciclette e Sciuscià da regista; il Conte Max, il Moralista, il Vigile, I due Marescialli da attore e non solo. Devo continuare all’infinito o mi fermo limitandomi a citare il Premio Oscar, il Nastro d’Argento e tutto ciò che uno straordinario cineasta di tale spessore ha meritatamente ottenuto per aver saputo rappresentare come pochissimi la realtà del nostro Paese nel Dopoguerra attraverso filoni narrativi quali il Neorealismo e la Commedia all’italiana? Vittorio De Sica è in sostanza uno dei patrimoni del cinema di casa nostra». 

Il 2018 sembra essere un “anno d’oro” per la Calabria, per ciò che riguarda il cinema: basti pensare al “David di Donatello” vinto dal regista catanzarese Alessandro Grande nella categoria “Miglior cortometraggio”, con il suo "Bismillah" (Indaco film), in cui ha recitato anche il nostro conterraneo Francesco Colella. O al trionfo ottenuto al Festival di Cannes dall’attore e regista calabrese Marcello Fonte, vincitore della Palma d’Oro per il suo ruolo in “Dogman” di Matteo Garrone. Vorrei chiederle una sua riflessione su questi straordinari talenti, figli della nostra terra… 

«La Calabria che esportiamo, al di là degli aspetti negativi e delle criticità che non nascondiamo, è quanto di più bello ci sia in Italia. Genera menti raffinatissime e prodotti straordinari, senza contare le bellezze che non possiamo come ovvio trasportare ma far conoscere. Io, quindi, non sono stupito per il successo di questi nostri conterranei ormai illustri. Di artisti, ma anche di scienziati, intellettuali politici illuminati e stimatissimi professionisti, la nostra regione è piena. L’unico rammarico è che sovente, per mille motivi, è costretta a “regalarli” ad altri. Un vero peccato, ahimè». 

Tra i vincitori dei David di Donatello 2018, ci sono anche altri due nomi a lei molto cari: i registi Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, premiati per la “Miglior sceneggiatura non originale” con “Sicilian Ghost Story”, il film che ha vinto l’edizione 2017 del MGFF. Non accade di rado che la sua rassegna “porti fortuna”, per così dire, ai suoi ospiti, i quali non mancano mai di evidenziarlo pubblicamente… 

«Mi scusi l’autoreferenzialità, ma potrei affermare che siamo nel solco della tradizione. È infatti consuetudine dell’MGFF anticipare i tempi e arrivare prima, come si dice in gergo. Abbiamo gli strumenti per fiutare il talento, anche se ancora la gran cassa mediatica non ha battuto su un artista o un film. È la nostra mission, del resto, e cerchiamo di compierla al meglio». 

Proprio Antonio Piazza, e assieme a lui molti altri registi e attori, hanno affermato che pur essendoci in Italia molti festival dedicati al cinema, il suo si distingue perché il rapporto con gli spettatori è fortissimo: questo elemento si potrebbe definire una delle carte vincenti del MGFF? 

«E come potrebbe essere diversamente. Impossibile dissentire, dunque. E altrettanto impossibile non definire la contiguità con il pubblico uno degli “ingredienti fondamentali” del Magna Graecia. Abbiamo portato stelle hollywoodiane a passeggio sul lungomare di Lido o alla processione della Madonna di Porto Salvo, come lo straordinario Paul Sorvino tanto per citare un esempio. Più fusion di così…». 

La mia ultima domanda prende spunto dalle parole di una delle star intervenute al suo MGFF, Tim Roth, il quale in un’intervista ha dichiarato di amare profondamente il cinema italiano, aggiungendo che esistono delle pellicole, come quelle di De Sica e Fellini, che è necessario conoscere, perché “aiutano a vivere”. Nessuno meglio di lei potrebbe rispondere a questo quesito: quali sono a suo avviso i film italiani che ciascuno di noi dovrebbe vedere almeno una volta nella vita? 

«Scegliere alcuni titoli sarebbe riduttivo. Al di là dei maestri già citati da Roth mi limito, partendo dall’indimenticato Vittorio De Sica a cui è come ricordato dedicata questa quindicesima edizione dell’Mgff, a suggerire le opere di mostri sacri quali Sordi, Manfredi, Leone, Antonioni, Monicelli, Scola, Pasolini, i fratelli Taviani, Avati, Sorrentino, Eduardo De Filippo, anche se diceva neanche poi tanto ironicamente di essersi dato saltuariamente al cinema soltanto per fare “quattrini”, Giordana, Salvatores, Amelio, Zeffirelli, Bertolucci, Muccino, Argento, Benigni, Tornatore, Lattuada, Visconti, Germi, Bellocchio, Rossellini, Petri, Bolognini, Lizzani, Rosi, Loy e tanti altri che sono entrati a giusto titolo, o di certo entreranno, nel pantheon degli immortali della settima arte».